La forza delle immagini e la capacità evocativa della poesia come simboli del potere politico, culturale e religioso. L’ambiguità e il conflitto delle forme tra l’”uscir di linea” del Borromini di Sant’Ivo alla Sapienza e le armonie ritmiche dell’Apollo e Dafne di Bernini. Le inquietudini e i contrasti di Caravaggio, la separazione tra funzione e valore estetico dell’opera d’arte fino al superamento della gerarchia dei generi per andare oltre la realtà e raggiungere la meraviglia, come suggeriva Giovan Battista Marino.
La mostra Barocco. Il Gran Teatro delle Idee ci accompagna attraverso un itinerario appassionante alla scoperta di un movimento internazionale che ha per epicentro la Roma del 600 in cui, attratti da grandi committenti, collezionisti e mecenati e dall’ésprit nouveau diffuso dalla città, convergono i migliori talenti italiani ed europei tra cui Rubens, Rembrant, Van Dyck. Avviene così una rivoluzione delle forme e del pensiero che archivia definitivamente l’idea convenzionale di Barocco come arte artificiosa e smisurata, basata solo sul virtuosismo formale per ridefinire una nuova, dirompente estetica. Una visione del mondo che va oltre ogni limite, infrange l’eredità rinascimentale e, come un fiume carsico riappare sorprendentemente nel 900 nelle creazioni di artisti del livello di Boccioni, Fontana, Bacon e scrittori del calibro di Gadda, Longhi e Testori.
Franco Brunelli nell’introduzione del catalogo della mostra, molto utile non solo per approfondire le linee tematiche, ma anche come strumento di studio, ricorda l’apporto fondamentale di Walter Benjamin in Il dramma barocco tedesco per la formulazione di questo nuovo concetto di arte e cultura. “Sul tema della forza dell’immagine, sulla metaforicità del linguaggio, sulla disgregazione delle verità culturali”, il filosofo e scrittore tedesco, scrive Brunelli: “Vedeva, come in un rispecchiamento del passato, più di una analogia tra il Barocco e le avanguardie artistiche del primo Novecento. Benjamin ritrova nel concetto di ‘allegoria’ la chiave interpretativa del Novecento”. Nell’allegoria barocca infatti: “I segni e i simboli non si collegano a un significato univoco ma si aprono a una molteplicità d’interpretazioni, riflettendo la frammentazione e l’incertezza della vita umana (…) un mondo che non può essere compreso attraverso il semplice razionalismo”. Concetti che trovano impreviste e significative analogie con l’elevato stato di entropia, quindi del grande disordine che segna il mondo attuale.
Barocco. Il Gran Teatro delle Idee
a cura di Daniele Benati, Enrico Colle, Andreas Dehmer, Fernando Mazzocca, Francesco Petrucci.
Museo civico San Domenico, piazza Guido da Montefeltro, Forlì, fino al 28 giugno;
da lunedì a venerdì: 9,30-19; sabato, domenica, giorni festivi 9,30-20.
catalogo: Dario Cimorelli Editore, pp. 608, 40 euro.
info: mostraforli@civita.art, www.mostremuseisandomenico.it



